domenica 3 dicembre 2017

Una bella maglietta bianca

I campi di calcio sono stati ultimamente teatro di rappresentazioni fuori luogo, scene in cui si mescolano esibizionismo, simbologia, e una buona dose di cattivo gusto, per usare un eufemismo. Qualche domenica fa, Marzabotto è stata sconfitta due volte: nella partita contro il “65 Futa SSD Calcio” e nel gesto di uno dei suoi calciatori. L’incontro del campionato di seconda categoria dilettanti si chiude con il goal di Eugenio Lippi, il quale, correndo verso gli spalti, si toglie la maglia per scoprire una t-shirt nera con l’aquila nera della Repubblica di Salò. Evocare certi ricordi nel paese che ha conosciuto l’eccidio di 770 civili da parte dei nazifascisti, è una scelta che si commenta da sola.
Si dice che il calciatore abbia tentato di difendersi nascondendosi dietro l’ignoranza. Forse non sapeva cos’è accaduto a Monte Sole nell’autunno del 1944, forse non sapeva il significato dell’aquila impressa sulla bandiera italiana. C’è un vecchio adagio che recita: la legge non ammette ignoranza. Vorrei dire che anche la storia non dovrebbe ammettere ignoranza. Se scelgo di indossare un simbolo, un volto, una frase, e di portarlo in giro per le strade o su un campo di calcio, ho il dovere di sapere di quale messaggio mi sto facendo portatore.
E non è vero che serva aver fatto studi specifici, né che si debbano passare ore sui libri prima di infilarsi una maglietta. Ci sono vie più rapide e disponibili a tutti. Cito senz’altro L’uomo che verrà, il film diretto da Giorgio Diritti che racconta magistralmente quel tragico episodio. Casualmente proprio il giorno dell’uscita della notizia di Marzabotto, mia figlia venne a consigliarmi Primo Levi, una graphic novel di Matteo Mastragostino e Alessandro Ranghiasci. Lascio allora solo questo ulteriore suggerimento di lettura, che mi è parso arrivare con significativo tempismo.
Se Eugenio Lippi, e altri come lui, non hanno voglia di fare nemmeno questo minimo sforzo, non mi sento di obbligarli, ma do loro un consiglio: per la prossima partita, una bella maglietta bianca senza simboli o scritte, vuota, almeno per un motivo di coerenza.